top of page

ANNO NUOVO, VITA NUOVA. VALE PER TUTTI TRANNE CHE PER IL MILAN?


Ibrahimovic, manca una figura come lui in questo Milan

Si festeggia, si stappa lo spumante e si stipulano i presupposti per il nuovo anno. Tuttavia, il Capodanno in casa Milan avrà uno champagne un po’ più amaro del solito. Ciò che semini raccogli, cari Furlani e Cardinale; la fioritura, però, non sembra essere delle migliori.


I problemi dei rossoneri trovano le loro radici nell’addio dello storico capitano, in vesti da dirigente, Paolo Maldini e, il loro capo, nel lavoro svolto durante questo calciomercato estivo dall’odierna dirigenza. Ma fondamentalmente, qual è il punto della stagione a dicembre? La domanda lascia non poche incognite.


LA COPPIA CHE NON SCOPPIA: TARE E ALLEGRI


Allegri e Igli Tare a colloquio

Dal loro approdo in rossonero, il tecnico toscano e il DS albanese hanno un’influenza a dir poco fittizia: la voce in capitolo che dimostrano di avere nel panorama Milan risulta oggettivamente scarsa.Ciò può essere facilmente constatato dal lato dell’allenatore, con il malcontento riguardo ai giocatori comprati in estate, ben diversi da quelli sperati. Ma anche dal lato di Tare, con la poca considerazione attribuitagli in sede di trattativa. Tuttavia, non sembrano esserci mobilitazioni per allontanarsi da questa condizione di impotenza, poiché il “re” Giorgio Furlani non ammette disobbedienza alla propria corte.


GIORGIO FURLANI: UN REGNO FATTO DI CONTI IN POSITIVO


Giorgio Furlani: un regno fatto di coni in positivo

Se Ibrahimovic un anno fa, ai microfoni di Sky, diceva: «Qui il boss sono io», oggi possiamo ufficializzare la smentita di questa affermazione. L’ex campione svedese ha la stessa valenza di una formica che tenta di abbattere un alveare, come praticamente tutti lì in via Aldo Rossi. L’unico in grado di giostrare la scena a suo piacimento è proprio l’amministratore delegato Giorgio Furlani, bravissimo con i conti, meno con i sorrisi regalati ai tifosi. Parliamoci chiaramente: Furlani ha sempre avuto un compito, ovvero quello di mantenere il bilancio in positivo con qualunque mezzo. Non è un caso che i mercati invernali ed estivi del Milan siano conditi da giri di giocatori che vedono impegnate le solite tre o quattro squadre (colpo di tosse, Chelsea) e favori economici. Finché il Milan sarà questo, i tifosi non hanno molto da sperare.


VINCERE IN BANCA È MEGLIO CHE IN CAMPO


Scaroni e Furlani: il binomio che funziona

Sicuramente evitare i debiti, ad oggi, risulta fondamentale, anche se il fair play finanziario spesso va a simpatia; ma vincere ha tutto un altro sapore. Non busseranno alla porta di Gerry Cardinale gli strozzini, ma i tifosi frustrati probabilmente sì. L’uscita dalla Supercoppa in semifinale e dalla Coppa Italia agli ottavi sono l’immagine degli obiettivi posti dal Milan in questo momento, ossia lavorare il minimo indispensabile per puntare al minimo raggiungibile: zero trofei e quarto posto, e ci si rivede tutti la stagione dopo. Se questa è una mentalità vincente, il gioco del calcio ha raggiunto quello che in inglese viene chiamato tipping point: il punto di non ritorno.

Commenti


bottom of page